*Ricordi
19. Anima
Ti ho visto dentro quel riflesso,
gridare e piangere, cercare
un conforto che non sai chiamare.
Smarrito, sordo nei labirinti
di un piano qualunque,
nell’ovattato silenzio di un albergo.
Ho visto il palmo asciugare il viso
e le mani strette chiudere urla.
Hai reso il dolore un luogo intimo:
non restituisce,
non cede e non toglie.
Ho visto, in quegli occhi,
annegare il fiato dell’anima
senza una chiave d'approdo.
18.
Sono qua
nelle ombre mosse
una luce artificiale
e nuove forme camminano
nei miei passi, ai fianchi
porgo l'ascolto alle parole
quando si infiamma l'anima
e
diventare cenere, grigia
è il tenere fuori le paure,
il patire nei propri confini
manca dell'attesa di Perseo
e su ogni riflesso premia
come una sfera del destino
prevede il silenzio.
17.
Il seno caldo dell'amore
e le costellazioni della pelle
luccicano il corpo, il nostro tempo
non sa le lacrime cosa contengono.
16.Tendenza
Gli atti mai scritti e quelli non visti
il silenzio voluto e il labirinto del nulla
i tratti scuri del volto
sono un peso non mio
sento
circonferenziali occhi vividi
marcare chiarori solari.
Sulla collina di Sion
le cosce sono aperte, pesare
in chili di carne umana
la densità del sudore è inumano.
Oltre i muri di mezzo
dove cadono gli infelici
risuona il borbottio dei pazzi.
15.
L'ala di luce sfoglia la notte
segna la parete ancora buia
ed è mattina, uguale.
All'inizio era il vento, perso
alle finestre a menzionare l'aria
e il brivido delle foglie
cedeva al rifiuto, poi piega
la sponda una carezza di grazia.
Sembrava più sacro il perdono
perché è umano
cedere al tremore delle mani,
al singhiozzo del pianto che
entrambe le bocche disseta.
14.
Cancellare parole e passi
solo le lisce onde del mare
consumano nel moto i bordi
vibra lenta e ritorna
torna nelle ore serali, assoli
e lui nei rumori delle conchiglie
disseta l'eco riflesso nella carne.
Sento ossa e vuoti, sconosciuti
al mio corpo, temo il nascondersi
del dolore più della perdita.
13. (revisione)
Dopo ha deciso di dividersi in due
poi lo smalto e di vento il vestito
non come quando sanguina
la vena nel livore geloso batte
di amare polle.
Questo mese ho respirato a tratti
troppe le nubi
profonde e gonfie ore
giorni restanti, solo occhi liquidi
inclinati in scanalature persistenti
in pertugi
nulla cade o attende. Figure vive
alla finestra in somma di grammi
e voce e passi e danza che volteggia
nel buio ad incupire le ombre
siamo in due.
12.
Aprile ha lasciato qualche segno
oltre l'inverno, un respiro di parole
confuso nel nuvolo del sole, ritrovarsi
in ombre incise da altri e dischiudersi
sul banco fra le primule, dimmi te,
io lentamente mi nutro di semi e
linfa fiorita tagliata nell'incertezza
dimmi, che il dolore è un pregio
un pegno aperto di bene migliore.
11.
Al maschile ho fatto oltre cento flessioni
per evitare la torbida pozza della notte
non ho una voce, non ho mai avuto
una voce femminile che mi parli dentro,
di solitudine, di tormento
gli occhi l'angoscia, sfuggono ai liquidi lo sguardo
non hanno ricordo le tue parole, amore,
stanotte ho sognato il bacio di una sirena
il sapore amaro ha bagnato il giorno, voglio uscire,
uscire da questa marea incoerente.
10.
Se anche tu soffrissi
nella circonferenza degli attimi
un alfabeto muto delle nostre voci
se
è necessità il suono delle sue parole
a motivare il fianco buio della notte
prima che gli sguardi si offuschino
guardo fuori da me,
questo vento
nell'erba, tra le onde
confonde e respira,
dentro, dove vuole.
46/*
Più si scende nei gorghi della gelosia
e maggiormente si insidia se stessi.
9.
Solo ora sento che sono nudo e sulla tua schiena
invento i domani nel primo vento dell'autunno
spoglio
rimane come rami la mia debolezza
quell'essere timido di bambino
è cresciuta tra le foglie
lenta, chiusa nei suoi boccioli
rinnova un silenzio intimo.
Non so, non diversamente,
mi abituo ad arrampicarmi in fessure, sassi,
a sentire l'odore acre dell'individuo
ed il respiro di solitudine che li vive
il sole copre la tangenziale di Milano
il centro aspetta il muovere dei passi
sono stanco del sonno,
sono in piedi fra queste gocce amare e il cielo.
38/*
È simile alle foglie l'amore,
non vibra e non danza senza un soffio di vento.
8.
Ti ho guardato dormire, stanotte
ho respirato ogni tuo dettaglio
recitato il respiro delle labbra, e
creduto, per un sottile momento
che i tuoi sogni si intrecciassero
nel chiarore incerto del mattino
fra i tuoi capelli, nei miei pensieri
è presto per alzarsi e inutile
domandarsi del tacere, nel silenzio
queste lacrime che scendono
distanti, sono i dubbi delle vette.
7.
Fra te e lui
già è tardi su queste rose disegnate nella notte
mi fa male non ricordare ogni virgola dei messaggi
nel caldo del corpo che si scalda nella cavità dei cavi.
Vorrei vedere dall'altro lato del cristallo
quello oscuro, quasi un mondo nell'ovvio che contiene,
vedere le rughe più fonde e negli occhi le onde
non riconoscere la stanza, le farfalle e i figli adulti
vedere cosa ho lasciato nell'ombra delle ore,
vederti in quel muro di sole che il fumo rende reale, e
scordare, scordare il momento nell'irreale dei riflessi.
6.
Le prime foglie verdi, e
qualche bocciolo timido
timidi rami spogli alla finestra
riquadro fra ombre e le assenze
il tradimento anche d'amarsi
-qualcuno rimase indietro-
Qualcuno già gridava dietro
nei banchi di scuola, ricordi,
ricordi di giorni innocui d'estate,
non so quanto sole
quanto sole pesa al cielo,
le mani che si spogliano
in misure indefinite nel palmo.
Figure in angoli acuti, le mani
e il perdono di parole nell'eco,
puoi morire come vuoi, puoi
una breve discussione con Dio.
5.
Eppure il giorno filtrava, e
il cielo in negativo sull'asfalto
sfiniva un varco lento di nebbia
sul resto gocce, aderenti alla veste.
Sempre quella, la strada quotidiana
quella per la scuola e poi il lavoro
non più visibile alla memoria.
L'impossibilità di abbracciarti
è diventata scontata prima,
-prima dell'egoismo-
ho celato margini nell'educazione.
La pioggia che ora cade, comprende
punte di ombrelli colorati, e
mi accecano
il cuore, batte senza versare ripari.
4.(revisione)
E' cieca la strada stasera
si frantuma
nella solitudine
(viceversa ne parlava anche Arthur) del
silenzio ovattato nel cemento
l'odore è colore di cibo e smog
stilla gocce intermittenti l'angoscia.
Sotto, volti immoti di odio quotidiano,
odio sulla pelle incerta d'aria, a quarti tagli di cielo
da quaggiù per vedere minuti iniziati incompleti
come l'ultimo abbraccio di Giuda,
in quest'altra città l'intero si chiude e dentro
lentamente mi assorbe e attraversa.
3.
nelle parole che mi chiedi
ho spento ogni punto di lucciole
le ultime sere pigre di settembre
2.
ho imparato a perdermi
senza alcun rimpianto
deriva negli occhi
un nuovo tremore
Di mio padre ricordo il sorriso
di mia madre le parole di madre.
Richiuso in un cerchio
quella cornice umana
impressa nel rivedere
l'immagine di un giorno,
l'indice felice di un ritratto
1. Bruma sociale
Il vetro si appanna e condensa
lunghe lacrime spoglie, sotto
lo specchio, lo sguardo riflette
la vestizione parziale del giorno,
scende a tratti sul volto dove abito
un'interlinea di pelle, ruga notturna
di un passo, accanto, lo stesso io
sul pianerottolo affossa parole
minime di rive e morsi di rovi
un sonno comune e vento.
Come tutti,
guardo il cielo.
Razionalizzare la bruma passata
la discesa arcata delle stelle
il cosmo ambiguo del silenzio,
spacca il ventre della mente
nei minuti, nei nervi inermi
ancora congiuntivi fermi.
L'indice è un gorgo di lancette
un cerchio nell'opale della nebbia
l'attesa periferia d'un sorriso.
Commenti
Posta un commento