21.
Tutto quello che ci siamo tolti
molto mi somiglia, nei passi
Ancora umide sono le stelle
ho imparato ad accudire i rovi.
20.
Questa insopportabile correttezza,
dimenticanza di fantasmi dietro la tenda,
è una questione d'abitudine
in questo male incurante che si assolve nel bene.
Ho voglia di chiudere gli occhi o rimanere
sulla soglia della porta del mare
risacca nella notte
vederti ancora qui,
direbbero una concertazione
uno scostamento di diottrie
estesa nel profumo bianco dei colletti,
dimenticare, scordarsi il buono
e i giorni di dicembre, di pioggia di nebbia non ancora invernale
delle labbra morse nei sorrisi dopo l'amore.
Ho voglia di trattenere l'indice più umano, direbbero una maggioranza
di siero amaro che non si addice al perdono
a quel timore di avere baciato un errore
al silenzio, convolvolo rampicante tra i farmaci.
19.
E' così poco l'amore,
Sincero
potrebbe essere
il nome di un cane.
18.
Quanto silenzio verso la mia notte
filtra come acqua in parti e forma
dentro i muri sulla pelle
fino al buio orizzontale del rumore.
La poesia che sogno fino al mattino
ricorda che oltre al caffè
sono anche ciò che mi hai dato
un'attesa di gesti e sorrisi
un respiro invernale
tra la bocca e le mani.
17. (Johanna)
A volte
sono i sorrisi a lasciarmi
solo, un perché incompreso
la fretta nei giorni, io
rifletto irreale nel solito,
oscuro silenzio inaspettato,
batto nel palmo della sera
provo le ultime note, un attimo,
lo strappo, la chiave frange le ore
di domani l'attesa
lenta, di spicchi ruvidi di sole
sarà tuo il nulla
come nel frutto l'inverno
ho bisogno di un sentire vivo
l'incomprensibile pioggia di oggi
una memoria che scivola grigia
nella contraddizione di un cielo
stellato d'impronte fragili;
ora, pongo la schiena nuda
all'indice dei rami sulla pelle
le mie condizioni nel tempo
sono perle bibliche fra le nuvole.
16. Nelle ore dell'autunno
quando le città ingoiano
gli umori e ogni punta di cipresso
cade fuso di bronzo a terra
che, ritagli ogni mia ciglia
osservi un cielo di nuvole sincere
ma, credimi sono scalzi
i segni della notte e i sogni
negli occhi
vedono un riflesso alzare il vento
grigio, pieno, alla finestra
mi avvicina come un manto
un rammarico di foglie sparse.
*. La poesia è un attimo
La poesia non è un lavoro, non è un gioco di sentimenti e parole.
Altro, forse.
L'inconsistenza dell'oggi la priva del respiro e tutto ciò che manca è quell'ansia che matura guardandosi dentro.
Il desiderio, forse ...apre la porta su un racconto breve di parole ma ricco di emozioni e immagini, suoni odori e forme a cui tutti siamo chiamati e marcati.
Ma... non basta.
E' il tempo dell'abbandono delle nostre certezze, svegliarsi da un sonno che è stato rifugio dell'incertezza.
Ci distanzia guardarci ora, sfiorarci con occhi nuovi disegna sul nostro corpo inconsistenti schermi vuoti.
15.05:00
Anche lì lo specchio condensa
un pianto giornaliero scende
e nella vestizione orizzontale
un tragitto di voci notturne, accanto
si affogano parole nelle minime attese
mani industriali gonfie nei pori della pelle.
Come tutti.
Guardo il cielo.
È meno azzurro nel tempo.
Razionalizzare la nebbia marina
la discesa arcata d'una stella
il cosmo chiuso nel silenzio.
Nei minuti, nei nervi
ancora vocali fermi
in fondo
il Cristo in altare ha la ragione di chi perde.
14. Terra
Si comprime la mia ira
un seme in terra sporca
indice nuovo di perdono
rimuovo un segno d'amore
e la stanchezza poi paura
che non consola, vuota danza
su fiori rossi, di petali adorna
l'intento delle lacrime e versa
le armonie verticali nei sogni.
13.
Ho percepito calore
sul nervo diamantino
del palmo
come la paura
serra gli occhi vividi
dove può,
incedere Dio.
12. Domani
Era perso
sul palco quinte di boschi
e la mano
cercava una luce
o accoglieva aria,
rendeva ciechi
i sospiri nel buio.
11. Il nome nostro
Sole, le tue labbra
poi ordito di spine
accolgono le rughe
sulle ore del tempo spola
di opaca evoluzione la polvere
preme strade dimenticate
strade di parole
portami dove
cigli erbosi e sentieri
attendono fioriture
portami in terra bagnata
dove l'inverno può
quando il vento lascia
libero, dal peccato dei luoghi
di cui oggi sento
e vorrei non vedere.
10.
Vivi il silenzio
lo vivi il silenzio?
lo vivi il silenzio
nel rarefarsi del rumore
in trasparenze
riflette, riflesse
gocce di parole
in macchie di vocali
non ho più un credo
un credo
accettabile per Dio
nonostante il se, vivo
vivo nel buio
vivo aderente al buio
come una nenia e il gioco,
alcune volte mi perdo
altre
accarezza il mio sorriso.
9. November 25th
Smettere di respirare come gli occhi nell'età
immaginando dei bambini il guardare le nuvole.
Nel condominio di fronte il portiere allarga il colletto
cerca più aria e luce nel cielo
ma c'è polvere su ogni gradino
e l'alzarsi delle urla dietro la porta chiusa
ridiscende in odori carnali, nelle palpebre
tu hai un ascendente d'ottone e nelle diottrie
un maniglione per il panico
apre sul viale del mare il corso che determina la gioia
un nuovo anello alla tensione della catena
sai che il calore è un'altra cosa, l'amore
è la prima foglia che si rilascia al vento.
8.
vederti indifferente
un trauma
ripetibile nella coda
dell'autunno,
m'abituerò
ad altre prospettive
alla presenza di assenze
a un spazio inquieto
compìto di sole
e polvere
alla ricerca d'aria ed essere
non troppo infelice
7.
Sulle spalle ho scosso le ultime promesse
tu indossi pieghe che il vento muove lento
il rumore ci disperde come in chi gioca,
non è sera fuori.
Il vetro girovaga nelle gocce di immagini d'amore.
Nei filamenti iridescenti dei viali, scorrono gli occhi,
hanno stanze nelle fosse dell'autunno i nostri corpi
fra gli altri, cambieremo i saluti, gli accenni e gli orari
sulle curve basse del viso abbiamo lasciato gli addii
dietro nemmeno una stagione innocua da ideare.
6.
morire davvero
per una volta in più
altalena il salto di un sorriso
e lasciare ad altri il saluto
guardami diversamente, guardami
fermo ad aspettare l'ultimo gradino
nella opacità del vento invernale
nel sospiro scorrevole delle città
vivere a tempi
una volta in meno
come un sillabario scritto in prosa
e mille fogli scritti in nero
5.
Quando poi, cresciuti
qui, sul soglio buio della riva
dove fruscia sulle cose immote
e pone agli occhi un contrasto
dei colori complementari alla luce
l'impronta si disperde in altro.
Raso schiuma dal mio volto
la curva e il mento pronuncia
un'eco di tutto nelle attese
e l'amore attenua
la nota che sola attende
archi di vene scure e parole vive
un'altra volta, mi raccontai del cielo
e di finite stelle di San Lorenzo.
4.
Pompeo a Roma
Solitari passi sopra sassi
antiche rovine e ammassi
impronte di queste nuove bombe
hanno i profili delle ombre,
sono equazioni principali
le uguaglianze degli eguali.
Un solo Emittente attende
in vesti bianche e larghe bende
brontola, dondola come onde
sul mondo diviso fra più sponde.
3.
La mia libertà si è resa
una sera ferma di fine estate
tesa nella curvatura del cielo,
il frinire d'archi nella notte
le voci ultime d'uno schermo.
Nei muri e nella terra fresca
le luci del buio perduto come parole
vengono a un inverno bambino,
era
la nebbia e il fumo delle Nazionali
che circondavano un viso, mi parla
ancora, la nostra breve distanza
ti rendo in quel soffio di libertà
ora che ho compreso e arreso
ogni nervo, tira e distende
il segno fragile del sorriso.
-dedicata a mio padre-
2.
[...]
Sopportami, distogli la profondità
o odiami
meglio dello sfiorire dei petali
recisi in grida di pianti e folla,
il rumore di acqua accesa
scesa nei clacson e tangenziali.
Perdonami, lascia che abbandoni
o svegliami
tra le crepe rettilinee del cammino
nel tessuto umano usato non vedo
crescere una piuma sulla spalla
ma accanto ti porgerò le labbra
prossimo come un'ultima cena.
1.
Sull'indice di dio tocco
un soffio di curva dominante,
entra, nel mio labirinto caldo
l'indipendenza dell'atomo
l'urlo opaco incrocia riflessi
un ritmo autunnale d'occhi
di nebbia, di lavanda insapore.
Mi graverei della polvere,
la stessa che respira la pace
distesa in libreria o nel soggiorno
in un corpo diverso dalla cenere
ammettere il rischio del silenzio
o l'arroganza del buono.
Su tempi opposti delle sponde
si avvolgono gli ultimi come sigari,
un atelier rosso invernale di seta
impreca sulla differenza delle onde.
[...]
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