Il vetro si appanna e condensa
lunghe lacrime spoglie, sotto
lo specchio, lo sguardo riflette
la vestizione parziale del giorno,
scende a tratti sul volto dove abito
un'interlinea di pelle, ruga notturna
di un passo, accanto, lo stesso io
sul pianerottolo affossa parole
minime di rive e morsi di rovi
un sonno comune e vento.
Come tutti,
guardo il cielo.
Razionalizzare la bruma passata
la discesa arcata delle stelle
il cosmo ambiguo del silenzio,
spacca il ventre della mente
nei minuti, nei nervi inermi
ancora congiuntivi fermi.
L'indice è un gorgo di lancette
un cerchio nell'opale della nebbia
l'attesa periferia d'un sorriso.
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