Come il Tevere costeggia e scorre
fra maledizioni e preghiere
in rantoli di campane sbiancate
e rumori ostinati di un lamento,
adagio mi consegno al suo fluire
mentre piego la cravatta o bevo
un caffé senza piú forza, eccita
ricordi di bondage, ridondanza
quell'occhio perso nella vetrina
infine.
Vuol mantenere la signora neoaristocratica
la sua Terra mentre il nipote legifera e chiede
ranghi, protocolli, accordi e sani sacrifici.
Tutto si vede dai gattacieli di N.Y. tutto
passa dall'hall di un resort di Dubay.
Quasi mi mancherà quell'abbraccio
quello spicciolo di sole sulle rovine del paradiso.
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