breve la neve lieve sui gradini e il corrimano dei metrò
l'altro quarto di spazio immanente, uno sporto metallico di vivenza
ispira sguardi domenicali, cipiglio nel volto di padri sconosciuti.
Quaggiù avviene irregolare novembre
illumina cristalli di vetrine e freme il corso in passi, indugiano caviglie
quaggiù, la voglia di te
scioglie le crepe della cera, dei fiori restituiti alla terra è stanco il vento
fiorire fuori stagione è una sorte disperdente in altre luci.
Sfiorami le mani, amore
come in una sala da tè o in un letto altrui, un'occasione di dolore
i fianchi scarni, stanotte, ha il colore di una luna la spina preziosa.
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