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Riflessioni di Aprile



















21. Le tue mani su altro volto
Poi anche settembre abbandonò
l'ocra dai rami per gli angoli dei metrò
scendere lento e affollato aderente al lato
fra le pieghe pieno sospiro la pelle
ma non c'è ancora luce
nelle crepe, ricordo che il vento
sembrava indifferenza assorbita
una finzione di voce stabilita
spessa al petto, senza memoria.

20.
Sai questa bocca vorrebbe verità
e spigolare negli angoli del buio
i fatti spogli che macchiano corpi.
Girano le parole nel caffè, e
questo glicine che cerca un cielo
nell'ala verticale di un profumo
poi lacrima a terra i suoi fiori
la vivacità del vento e del sorriso
da questa antica terrazza paradiso
si inonda viva di panorami altrui.

19.
Confuso nelle pareti plastiche
attendo di risuscitare senza voglia
fuori c'è un labirinto d'incertezza
e questo sepolcro con mura decorate
ha già visto solitudini posarsi ai fianchi
il viale dei platani resta al giorno
immobile nel freddo indifferibile
nella nebbia un respiro e poi ancora
la primavera reclama il coraggio del tempo
come nel marmo le sue vene brune.
15.04.22

18. Poesia
Ora che si è legato
in questo abito così stretto
e solamente il vento
porge in sé il domani
cosa ne farai di me
delle nostre parole
delle nostre labbra
delle macchie imperfette
e dei sospiri.
Di amanti ben più felici
si strappa la piega del viso
dei cani affamati
fra rovinati cedri.
Forse questa carezza
non sarà l'ultima mano,
sulle pagine chiare
sulle pagine, ai margini
nell'ombra
si scrivono note e respiri.

17.
Il silenzio subacqueo
respira nel silenzio,
incurante l'incerto
dei tuoi passi
forma chiusa del tacere.
Smeriglia il giorno,
non lenisce le ferite
su apnea e paure,
informi disattendono
in un corpo morbido
l'amore.
In superfice
dentro il cielo di Marzo
versa una pioggia
simile ad urlo o pianto.

16.
Prendi quel che è tuo
dalla nostra vita, tocca
una eredità di ricordi
perdere sul tuo volto
le mani
ripetere sulla bocca
le parole
un capire raro il domani
nel silenzio dell'erba
che ancora bagnata aspetta
di baciare il molto di ogni cicatrice.

15.
Si è mosso il vento ed ha portato pioggia
fra i dubbi del giorno e un mare freddo irrequieto
si leggevano i saluti e gli addii, si è mosso il vento
bagna la mia resistenza e un nuovo cappello di lana
sorride come un regalo dalla vetrina il volto
di immagini fisse si è mosso il vento ed ha scompigliato
il giardino e le azalee non ancora in fiore adagiano terra
si è mosso il vento adagio nel buio nelle insicurezze nascosto.

14. Dopo il viola
Passare oltre mi è congenito
un naturale che giostra nell'inerzia
della voce, fuori potrebbe
essere il sole a muovere l'ombra,
ma questa indica punti retti
in armonie diverse,
e i passi divergono. Accosto
su muri e paramenti viola le dita,
farmi male è alternativo a sospiri
e minuti. Scendo dove
si è tolta la profondità del passaggio
e il mare ne ha fatto gioco da bambini.
Avrò silenzio da ascoltare e mani
che offrono accoglienza a questa veste.

13. Touch
la terra e l'aria
materia viva
dentro questo bozzolo
mi contiene
il respiro lungo del mio luogo
aperto a profumi estivi
i percorsi polverosi
al vento inconsueto
su lidi screpolati
danza un'assonanza di volontà
un desiderio o una causalità
di ombra spoglia, vivido
assommo il lato primo
in gocce di rugiada
scendere lente dal pluviale
raccolte nei giorni,
lievi d'asprezza.
Tocco, i primi giorni di Maggio
un nuovo sguardo tattile posa
la stessa luce sulla corteccia.

12.
Un velo ricopre
le colline d'un inverno
nel vento spoglio il viale
da passi e rumori
la distanza, in me, definita
è l'illusione di un credo
oltre le pareti del corpo
e l'eccesso di respiro,
quando avanza,
protende ancor più le mani
non spezza il pane
il crepitio dell'esistenza
nei fumi rochi di voci
un dislivello avido fra le dita
denuda le cime
di punti cardinali.

11. Alternanze
Sembrò il silenzio
infinito
poi si aprí
la luce di un lampo
nel giardino azzurro,
dondolavano
altalene nude
strette nei cerchi
gli schianti del tempo
in catena
scendevano,
alternanze e frequenze
baciavano
gli occhi di madre.
Le umide gocce
d'un unico cristallo
la ruga dell'inverno.

10. Rosso sospeso
Ho risposto al silenzio
ma ancora parlo del vento
e d'ombre su pietre deserte,
le rive mute schiumano
collettivi di lingue audaci
sedimenti rosati di stabilità
quale maschera afflitta
e futile termine al bulbo,
nudo
il nero avvolge, non affligge.
Un grado luminescènte
fra l'irrealtà e l'aurora
rimane rarefatto al buio serale
sopra disteso, un rosso sospeso.

9. “plateau”
Sei a percuotere l'alba
l'unica porta rosea aperta
nell'ottone dei minuti
nei cristalli di luce,
bagni le dita
e i grani di perle sparsi
fra la mente e il corpo
sopra il ventre odora
di preghiera insonne, confusa
profuma
e, così bella sei, uguale.
Un'ora di malinconia
nell'intenso accede
assorbe sussulti
intini rigoli di spine
e nelle corone dei santi
redenti e radenti la carne
cerca
l'indice di un Dio o il seme
germoglia nella notte
e schiude al giorno.

8. Mother
Sono calde queste mani.
L'inverno distende mite
la seta su imperfetti afflati
e raccoglie germogli vividi
dai tuoi occhi cupi, spoglio
il senso del tempo, e,
ne trovo luce, premura
nel tondo della sera
adagio si pone la luna.

7. Linea avversa
...mi è radice una permanenza
di punti cardinali e bianche ellissi
ad intenerire la pelle, il conflitto
nella misura dell'altro e quella di Dio.
Questo sole autunnale ha ricordi
che ora, odorano di farmaco
e un'igiene asettica priva d'aria
come un quadro la finestra schiude,
il ciglio decede nelle crepe, brina
le parole che non vorrei e che sono;
un gorgoglio intimo e amaro canta
alle labbra un mantra sfibrato
quasi un tessere morale e inascoltato.

6. Maryam
E' preferibile saperti adultera
che la santità è cosa astratta
nell'età che incarna le voglie
e desidera un lento incedere
all'amore o al dovere.
In me resta
la parola nuda, un vagito
di polline, un deserto coperto
è preferibile nell'ora canonica
del vespro della sera.
La fede è cieca
prima dell'abbandono
quando nelle stelle non trovo
il vuoto
ma l'armonia del seno
e nel caldo del grembo
nessun peccato.

5. E' un viaggio
Un atto cerco fra le pagine
multipli fogli lenti
sfoglia su i gradini la primavera,
è il segno delle crepe
nel punto esatto ed incerto
del nascere.
Il sommario indica un principio,
il diritto, un a capo del confine
definito dal sole
e della sua ombra, soccombe.
Il muro di valige copre l'orizzonte
e il parco in cui giocano i bambini
è freddo, cupo.
Se non con Dio,
con gli occhi un patto certo,
dell'aria secca che arrossa
e matura il frutto,
della memoria
i semi di grano o di gramigna.

4. Scivolo
Scivolo
o forse cado
da questo involucro
con questo nimbo
carico
ossidato
su un corpo incline
ùgola
sulle parole
in estasi,
santi e devoti,
mancante
il dolore forza
un amen, bisbiglia
nel suo nome
e del tuo amore
mal detto.

3. Tempo forte
Ti scorre la vita
ma sai! parlo del nulla,
si dissipa
questo tempo forte
in èco vuoto
alle tempie.
Oggi molto di più
si è scolorito
il cielo, grondava
dalla nuca
copioso
come prodotto,
un taglio
il sapore amaro, caldo.
Si,
ho chiuso
gli occhi per non vedere
altri arrotolati
ed io solo su me
riflesso.

2. La pietra rosa
erosa dal mare
è ancora rosa

1. Il mio tempo
Non riconosco questo percepire,
il nuovo, il dubbio.
Il futuro del volo che l'indice ispira
lo innova un palmo al cielo?
Le migrazioni stabili a due fermate
ed un biglietto di ragione, pesa
e oblitera. La mia ansia somma
i fumi dell'inverno con nuvole e paure;
ho rimboccato la coperta al sonno di mio figlio,
non basta.
I fuochi incoerenti di vedetta
baluginano come giostre nelle fiere
si posano gravi nei sogni. Senza respiro
il gelo è nel crepitio del petto.


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