Passa ai contenuti principali

Omaggio

 

















9. (omaggio a P.P. Pasolini) 


con passione
sono state scritte 
più di dieci righe
nel tuo ricordo
tardo di 30 anni
sempre nuovo, oggi

ancora sembrano ridere
volti giovani con l’intimità
sporca, grigia malizia
vitreo sdegno negli occhi
assassini di sangue

compassione le bestemmie
brividi freddi dell' autunno
a spolverare capelli e stringere
nella giacca le spalle
la calma e insofferenza,
diffidenza pura, cenere
ambra calda in differenza

ma è il tuo volto, un segno 
di vie asciutte e scure
per nascondere un sorriso
a nascondere un pensiero 
robusto, provinciale

è il tuo volto di uomo
di terra e vita al margine
delle parole in scandalo
ad inchiodare nel grembo
compassione e piccolo sdegno



8. Legge notturna (omaggio a D. Campana)


Questa terra si perde in cerchi di movimenti fermi:
Dentro un fumo di luce in periferie sorde
Insegne imparziali: destinazioni immorali
Un buio lucciccante uguale a serpi immobili
Leggi le Leggi di leggiadri pronipoti avvocati
Nel potere, e noi tra i bordi binari di un viale come colonne infrante di un inferno
Più cupo il viale delle ricorrenze
Più cupo del tremito sospeso,
Che dal mio palmo la direzione,
Che dal mio palmo, la direzione di un amore incompiuto:
C'è l'aria per spingere giù il fondo
Nelle mani interessi anticipati
Mai sazio tieni stretta la tua  anima il regalo del soffio obliguo delle costole
Su ciò che tocco ne ho sapore
Del dolore il ricordo. 


7. Allora siederò su i miei dubbi (omaggio a D. M. Turoldo)

Come sorella verrai
sola a definire per sempre.
Altri di chi resta in attesa
la conta:
viceversa la notte
perfeziona il giorno.
E certo la sofferenza 
veste una paura imperfetta 
converte le attese.


6. You Were (omaggio C. Pavese)

Tu,
gioiosa paura
su rami di gelso -
nel caldo cogli,
i tuoi mori frutti
lievi sulla corteccia
traccia liscia l'acqua
la mia sete -
lenta poni mani bianche
preziose,
sulla mia pelle
perdo
l'ultimo denso respiro
del giorno il conto,
feritoia viva
di una gioia instabile -
il domani spoglio
di foglie il vento -
tu, gioiosa paura,
tu, passo notturno.


5. Tormento (omaggio G. Ungaretti)

Normale è vivere e sopravvivere
su fredda terra

O accarezzare 
pietre e muri
con la fronte
fino a sanguinare 
in ogni pensiero

Ma non strisciare come serpe
attesa del sole senza un peccato


4. Il valore di vivere (omaggio a E. Montale)

Spesso gli occhi devono vedere:
oltre ad accettare questa nebbia 
oltre l'acedia di una provvidenza 
inquieta, oltre, il chinarsi o tacere. 

Bene i desideri, nei nuovi giorni
e in prossime ombre riconoscersi:
oltre linee mosse di confini azzurri 
la mente, può contrapporre e viva dibattere.


3. Non so amarti (omaggio a P. Neruda)

come vorresti, come vorrei nel tempo
non so accogliere le tue mani e tracciare 
così nel mio il tuo sorriso in parole nuove così

il modo di piegare un rimpianto in noi
così distante a riporre il silenzio fra le dita
così distanti ad aspettare la fine del giorno.


2. Nell'armadio di Charles (omaggio a C. Bukowski)

Continua tu se vuoi
io non sono troppo stanco
della vita, anzi cerco e
appendo abiti e cravatte smesse
nell'armadio di Charles
raccolgo racconti e poesie
per capire, le distanze.

Spesso, nella loro reale follia
sconfiggono
frenesie di luci ubriache e visioni
sembrare nulla che cresce
non conta, senza imparare
ad amare anche solo una parte
del desiderio di dio
prima di vedere, prima del giudizio
anche se l'Amore ha abbaiato forte.


1. Questa realtà (omaggio a M. Luzi)

Questa realtà rasente è ineludibile
una coesione, senza misura di tempo
o se una misura esiste è nell'umano
che trascende il pensiero nella materia
come voler fissare un luce riflessa
nell'oscurità sospesa di una camera.
Eppure oggi mossa a piedistallo.
Intorno si elevano consigli, stili
ed esempi nei quali discende
o smarrimento o rabbia
a rivelare la notte.






Commenti

Post popolari in questo blog

Vorrei che i miei occhi

vorrei vederti nei miei occhi  e nei vent'anni farti vedere 

Parigi

equidistante il giorno, il buongiorno  e le brioches 

Riflessioni di Gennaio

*Ricordi 19. Anima Ti ho visto dentro quel riflesso, gridare e piangere, cercare un conforto che non sai chiamare. Smarrito, sordo nei labirinti di un piano qualunque, nell’ovattato silenzio di un albergo. ​Ho visto il palmo asciugare il viso e le mani strette chiudere urla. Hai reso il dolore un luogo intimo: non restituisce, non cede e non toglie. ​Ho visto, in quegli occhi, annegare il fiato dell’anima senza una chiave d'approdo. 18. Sono qua nelle ombre mosse una luce artificiale e nuove forme camminano nei miei passi, ai fianchi porgo l'ascolto alle parole quando si infiamma l'anima e diventare cenere, grigia è il tenere fuori le paure, il patire nei propri confini manca dell'attesa di Perseo e su ogni riflesso premia come una sfera del destino prevede il silenzio. 17. Il seno caldo dell'amore e le costellazioni della pelle luccicano il corpo, il nostro tempo non sa le lacrime cosa contengono. 16.Tendenza Gli atti mai scritti e quelli non visti il ...