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Riflessioni di Dicembre


 


















32.

Non ho altro da offrire ai tuoi occhi,

quel poco d'amore promesso

si è calcificato lento

sulle ossa, freddo e sommesso.

​Quel poco del mio amore, ormai,

non risana l'azzurro del cielo,

rimane un astratto di grigio

nei margini umidi del velo di nuvole.

​Si allontana, aprendo un panorama

senza più argine serale, immenso e muto.

Dischiude nuove correnti nei versi,

e nel silenzio resta solo il fiato.


31. 
Poi i nostri occhi  
hanno continuato a guardarsi 
come nelle giornate di sole
e nei fili di brezza serale 
oltre e distante ci univa il vento 
oltre il grigiore della pioggia
il peso delle ciglia quando riluce
su finiti punti della vita sorride.

30.
Nonostante avessi riposto simpatia nell'anno 2021 se non altro per la sua forma numerica progressiva, è risultato un susseguirsi dI pessimi mesi.
La situazione di emergenza pandemica è tutto ciò che comporta ha contribuito, in alcuni casi, ad una mia personale forma di malessere, ma il malessere maggiore è venuto dai momenti di sofferenza individuale estranei al contesto generale. 
Esco da questo anno a pezzi, con dubbi e riflessioni che non avrei pensato di dover affrontare. Riscontro in me, per necessità, aspetti caratteriali, certezze e debolezze che ad oggi su questo bordo e nella carnalità dei testi getto nel nuovo anno, stento a credere che questi pensieri siano miei e... per la parte evidente di situazioni non risolte disconosco.
Esco da questo 2021 a pezzi però ho consapevolezza di non rimproverarmi il distacco, l'allontanamento dai valori di riferimento della mia vita e la ferita che ha inciso la carne, una delusione che fatica a essere curata troverà in giusto posto nel corpo.
Esco da quest'anno amareggiato per aver stretto troppe mani, di aver sentito l'umido di respiri amari e visto troppe anime buie attorno a me.
Il difficile però è stato accettare un dato sentimentale che mi ha devastato forse perchè vicino o forse per non aver mai avuto un confronto con questa emozione, il lato scuro della tristezza, composto di banalità e superficialità che riempie e sversa sugli altri un male cinico a cui non è facile per la sua inconsistente crudeltà frapporre una barriera di difesa.
In attesa ben venga un nuovo anno.

29.
Mi dispiace
ma non intendo ingannare
me stesso in ogni volto,
sentire gorgogliare voci
come èco in un barattolo,
in discesa senza difetto posso
uccidere nuovamente
e dimenticarmi del dolore,
ogni giorno, il silenzio
è quello di un piacere consumato
nel mio nuovo cashmere,
in queste scarpe lucide
o semplicemente nel vedere
me stesso riflesso.

28. Siria
Si, riarmo di notizie la stanza
meglio spegnere o chiudere
gli occhi a guardare il soffitto,
penetrare nel buio è educata apatia.
Potrei fare una doccia o mezza,
la testa destinarla a un nuovo indirizzo
sperando che l'ultimo colpo non sfregia il volto.
Odio quando piangi e lacrimi
nel vento ogni parola, mi confondi
in qualcuno o qualcosa che è
morto nel ventre.

27.
Dopo ha deciso di dividerla in due
poi ha smaltito il sonno vestito,
non come quando si insanguina il volto
nel livore e grida in bianco e nero.
Questo mese non ho respirato
troppe nubi profonde e gonfie di odio,
nei giorni restanti solo occhi liquidi
inclinarsi in scanalature, perseguire
pertugi in cui nulla può cadere
o attendere figure vive alla finestra.
In grammi di passi e danze balla
il buio a incupire le ombre e me.

26.
La rabbia si mischia alla bile
la nausea mi taglia dentro
come una lama, recido appena
un arpeggio lieve in controtempo,
girano le quinte di teatro e
i numeri diventano infiniti
linee sul palmo, sulla schiena
volta di destino o causa.
Non sono sicuro che potrò ridere
ancora delle pagine bianche dei giornali
e delle vertebre lisce da mostrare
quando riposto il cuore, sbava
nelle festa del patrono, quello no
non basterà aspergere di perdono
la musica e la pace, denudando vene.

25. La resa bianca
L'unica resa umana è il piacere,
il pensiero della morte incide
la certezza di reincarnazione in mare
o in vento di Levante, l' impronta è
il rumore crudo dell'amore
che altri veste di un'intimità nuda
mentre ansima il respiro sull'asfalto
e avviluppa ombre nella mente. Sento
riporre sollievi e bendare la realtà,
chiudere armadietti con le labbra,
contezza in desideri in cui nulla cresce.
Alla vista potrei leccarmi l'anima,
perchè non serve vagliare la notte
quando il giorno ha troppo promesso
e anche nel baciarti comunque vorrei
mordere ed assaggiare la tua carne.

24. Solo per vivere
Ti amo di più ora che non ci sei,
lascio che settembre
affoghi, nei miei occhi
occupi tutto lo spazio,
respirando più forte
respirando frammenti,
di sorrisi e silenzi
(respirando più smog
respirando rumore,
solo per vivere)
ti amo di più, per non incedere
alla follia del tempo, del vento
al tratto che le mani non tengono.
Soffio al profumo e dei tuoi capelli
l'intimo ascolto sul mio petto,
sorrido nel chiarore del volto
prima di avvolgermi in te o
inventare con la mente la notte.

23. Repeat YU
Lo stridore
mi traccia senza l'oblio di presenza
sferragliare di rumori, parole, odori
nessun viaggio oggi,
solo fermate
premuto sul petto il dettaglio,
identico respiro di preda
identica complessità
il dolore.
Vedi, sono immagini nel vetro
le ombre di volti stanchi e persi
sulla corteccia dei faggi, ancora
aperta l'ambivalenza.
La vite che univa
è cenere nella mano ed entrare
salire o attraversare non è scegliere
ma rossa foglia ferma nel vento
per dono ancora si arriccia e danza.
(A Margaret Mazzantini
per il librro “Venuti al mondo”)

Rev. per il 59° Edizione del Concorso Letterario San Domenichino
Lo stridore
mi traccia senza l'oblio di presenza
sferragliare di rumori, parole, odori
nessun viaggio oggi,
solo fermate
permuto il petto al dettaglio,
identico respiro la preda
identica complessità
il dolore.
Sono immagini in vetro
le ombre di volti stanchi e persi
sulla corteccia dei giorni, ancora
aperta l'ambivalenza.
La vite che univa
è cenere nella mano ed entrare
salire o attraversare non è scegliere
ma rossa foglia sferzata nel vento,
per dono ancora si arriccia e danza.

22. Aleppo (a mio figlio)
Il seme ha un lungo silenzio,
dirò a mio figlio di chiudere tutte le porte
e mettere un chiavistello interno nell'armadio
dirò che affacciarsi alla finestra non è buona cosa
e di non scendere le scale di corsa
dirò di tenere spenta la luce di notte
dirò anche, che il giardino che guarda alla cucina
non è un posto sicuro per un bambino,
dirò che i rumori e bagliori sono feste lontane
dirò che è meglio uscire di notte perchè è più facile
giocare a nascondino,
dirò a mio figlio che alla mattina non è facile alzarsi
anzi io da bambino ancora più forte mi coprivo,
dirò che non occorre guardare gli occhi degli estranei
che non sempre i volti che vede avranno un sorriso,
dirò che non tutti hanno diritto a un sogno e alle scarpe
dirò che è meglio saltare i fossi e non guardare dentro.

21.
Abbassa i tacchi
e tu leva
la cravatta color glicine
è brina sullo zerbino
d'ingresso al fosso
e nulla importa
la ricorrenza,
il natale, la memoria
la fame e la guerra
a nulla importa chi sei.
Il seme dello spergiuro
ha imparato senza lezione
o orario, cerca il buio
postato come foto,
più facile
non riordinare il disordine
contro paterne voglie,
intatto filo di vena,
ossidata nella tempia
come un buon consiglio.

20.
E' un tempo senza minuti
i petali sopra lenzuola calde
confinano parole
alla bocca.
Tengo stretti i momenti d'amore,
nel giorno
sul fondo del mio caffè
poso lo sguardo.

19.
Piove
proprio davanti a New York
e sulle strade di questa città
piove
quando ancora dormi
ed il sonno ti rende ancora più bello,
nella penombra pallida del mattino
piove
sull'aria rarefatta avulsa da odori,
dentro rumori assorbiti da bordi
in tremanti cerchi di vita
di un avverso che non esiste,
piove
sul Lower Manhattan
e nelle imperfezioni di una finestra,
in ogni passo e lungo il volto
sull'orlo di un pianto inaspettato
di un amore incondizionato
a riconoscerti a tratti ancora bambino.

18. Curami
Quanta introspezione
mentre sono dal manicure
dentro questo centro
tra chiacchere e riviste
al limite del porno mentale.
Il rumore del phon, come la battigia d'inverno,
il triturare di parole mai dette, come lo stridio del gabbiano,
il distendere difese e mani ad altri, come un giorno di sole.
In me
tutto conduce al fatto e al paradosso,
un requiem di acquosi sguardi lucidi
immersi in morsi sul labbro e scherno.
Le lacrime
galleggiamo, in semi di ninfee dimorano
in prossime primavere e nuove fioriture.”

17.rev_Curami
Quanta introspezione, aspetto
un bondage dall'altra metà di me,
un effetto, un percorso benessere
decorare unghie e curiose gestualità
delineare il volto ad ala di gabbiano,
corporeità visiva di autoerotismo mentale.
“In me
tutto conduce al fatto, al paradosso
di requiem in acquosi sguardi lucidi,
perversi morsi sul labbro o scherno."
Le lacrime
galleggiano, in semi di ninfee dimorano
in tarde primavere con nuove fioriture.”

16. 
Muoversi
in memorie muscolari impermeabili
in automatismi meccanici da metrò
in risposte da tastiera compulsiva;
lo sguardo percepisce dislivelli e
l'ombra grigia di una voce sulla strada,
eppure, in fretta brucia ogni sigaretta.
Questo rosario strappato dalle mani
ha tutte le sue perle sparse, biglie
di ceramica dal gesto dimenticate,
bianche pupille velate, gettate oltre
la scia di un muro convertito in museo,
si vede salire la nebbia sul mare.
Batte l'ombra di una croce sotto passi,
foglie indecise, pensieri e carte sottomesse.

15.
Raccogliere la notte,
mi basta
per riconoscere le tue mani uguali
alle mie, alla mia sete uguali
a scoprire il corpo, nudo
nel desiderio dimenticare qualcosa
preghiere nelle labbra
bruciano, al fine i rumori
assottigliano il silenzio,
sento tenero
quando ancora sospiri
piano maledici il tempo
e il limite delle illusioni.

14. Pàthos
Non dirmi parole,
dalla vita e dal dolore
non ha risveglio
il senso del nulla,
prescrive sensazioni,
assiste lacrime al respiro,
somma seménte del destino.
Domani laverò il tuo seno
sferzando in silenzio il soffio,
anche parlarti
gela ogni petalo che vorrei
caldo, intatto,
lontano era primavera.

13.
... ma anche quanto
nascondere
granelli di dolore
abbiamo posto
fra le mani
ingenuamente
sollevati dal vento
per ritrovarsi
in nuovi desideri
e polvere confusa.

12. Il pieno di tutto
Il pieno di tutto
non è mai sazio,
come sempre si ripete
il mai sazio di ogni cosa ed avere
imprescindibile da tutto
ha fame, e,
fagocita
mani,
occhi,
lingue, orecchi, pance,
ventri, sogni
e nuvole
solo
è gonfio
rispecchia
un se stesso,
solo
in quell'amore
smisurato dell'ignoranza
che poi amore ed ignoranza
difficilmente convivono.

83/* Il dubbio si alimenta di minime certezze e frantuma la realtà come uno specchio.

11.
normale vivere e sopravvivere
ed accarezzare pietre e muri
con la fronte
fino a far sanguinare ogni pensiero
ma, strisciare come serpe
nell'attesa del sole
no, senza origine di un peccato
a soddisfare misere ideologie carnali

10.
sarai sempre un'estremità
un silenzio non finito
il bordo lucido di gingilli

9.
volteggiare al guinzaglio
come aquiloni dietro farfalle
in piccole
stabili
emozioni
abbaiare all'aria
di desideri primaverili
8.
Tappeto d'oro l'autunno.
Sommosse cadono foglie
le emozioni nel vento.

7.
Nessuno sarà più colpevole, liberi tutti
di contare la vita troppo o poco; il corpo
un litorale, una marea, per molti un cane
curvo digrigna ogni paura al cielo e all'infinito.
Per altri, un valore, una meraviglia di propositi,
in fondo un intimo lago di incertezze
e lievi brezze di ricordi.

6.
croci e chiodi sono conformi
a dire il vero
nessuno mai ha letto segni o sogni nella mia mano
croci e chiodi sono conformi e bastano nel limite dei miei desideri
scopro che il vizio odora di corpo, non giudica, non predica
intreccia menzogne
e imperla linee astrologiche, nel cielo che voglio
ipocrisia e verità come demoni e santi cingono il destino.

5.
Io non so amarti
Come vorresti
non so accogliere le tue mani
e tracciare nel mio il tuo sorriso 
nel sole lungo di un settembre
in ombre lunghe di parole nuove.
Io non so amarti
Come vorrei
non so piegare un rimpianto
e contare il silenzio con le dita
perchè scorre solo il cielo
e il suo riflesso nel tempo.

4.
Come il Tevere costeggia e scorre
fra maledizioni e preghiere
in rantoli di campane sbiancate
e rumori ostinati di un lamento,
consapevole,
adagio mi consegno al suo fluire
mentre piego la cravatta o bevo
un caffé senza piú forza, eccita
ricordi di bondage, ridondanza
quell'occhio perso nella vetrina
infine.
Vuol mantenere la signora neoaristocratica
la sua Terra mentre il nipote legifera e chiede
ranghi, protocolli, accordi e sani sacrifici.
Tutto si vede dai gattacieli di N.Y. tutto
passa dall'hall di un resort di Dubay.
Quasi mi mancherà quell'abbraccio
quello spicciolo di sole sulle rovine del paradiso.

3.
Sono verdi foglie i rimpianti
nel ricordo dell'estate ancora piú lungo
ogni ricordo s'intreccia alla vita.
E' una pioggia di settembre sulla spiaggia,
è poter piangere di una felicità nascosta.
Sono verdi foglie i rimpianti
discesa trasversale, volo a terra
a consumare il respiro
a respirare correnti fredde di Maestrale
nel vento, sotto passi morbidi,
riscaldare la fronte in un sole invernale.

2.
Dono
-il colore delle vetrate
entra nei miei occhi
violento il marmo liscio
diventa racconto
bianco gradino della ragione
- san Giorgio
ha ucciso il suo drago,
trafitto cupo bagna di rosso
la terra gialla bagna
il suo dono soffio di spine
sul palmo, èlicata costruzione
di rovi intimi, penetra
all’aprirsi della carne
-assorbo ansia
nell’ombra percettibile
nel corpo, si muove
il giorno, incurante dell’ultimo
quando smerìgliò il ferro
per passione la morte

1.
le nuvole non coprono
il cielo come un ombra
di grigio ogni sfumatura
distende il tuo sorriso
in rivoli lenti di ricordi
disseta anche il rimpianto
sono felice per te
innocua sensazione di un continuo
arrivo ed una incessante partenza

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