equidistante il giorno, il buongiorno
e le brioches
Parigi rimane fra grida grigie e il silenzio
l'inconsistenza dei sorrisi l'insolvenza dei passi
la polvere nelle trame del tessuto
su scalini affollati, scrivi
l'assolo dei colori il suono del pianoforte accanto
l'indifferenza dei gatti
fra i giornali bagnati
i cartoni abbandonati
un libro e un caffè
23.
Vieni a prendermi
nella luce chiara dell'alba
o nella divergenza degli orari
dove i sogni sono acrilici verticali
su pareti cementizie
leggevo di una ostilità stellata
e dentro gli occhi opachi dei vecchi
la chiaroveggenza esistenziale
di non essere lo stesso uomo
indifferente all'odio, una radice
a non voler dei colori l'orlo
e non volere da Dio la cura.
La circostanza accidentale di un rumore
scioglie un rimpianto sulle foglie autunnali
mi soffia accanto, respira dentro i polsi.
22.
È nella natura della luna ignorare l'amore?
è nella natura delle ore vivere il buio
come sempre copre
come sempre di sogni lo veste
uno spettro di riflessi si abbraccia di promesse
ancora e ancora cambia
prima di qualsiasi giorno un qualcosa in noi resta il non detto dei silenzi
di ombre esterne il gioco e il prezzo
dentro le luci permeabili della notte.
21.
Il persistere della pioggia nella notte
rende irrequieto il cielo
somma nel grigio le nuvole ai monti
il gocciare
scintilla immagini assorbite da ripari provvisori
mi domando se
nell'acqua che ancora scorre
nel diverso scivolare fra cerchi concentrici
annegano le soluzioni in crepe di terra
e quanto altrove
piove diverso l'odio, come un pianto adiacente
cardine carnale trafitto in tessuti e nervi;
contraccambio pozzanghere per un senso di colpa
le gocce fitte cadono
500 millilitri di sangue,
un flusso scuro più denso del cremisi,
scambio di volti frontali e trasfusioni morali
nella testa e nella vanità debole della storia
un moto apparente sul nulla orizzontale
una punta di luce opale sconfina
su linee di un orizzonte immaginario
è ingenuo l'animo di chi resta chiuso
taciuto, il respiro degli sguardi.
20.
...e poi i ricordi, i proponimenti
i figli da crescere, il tempo che stringe
attorno
le parole si sono sparse nel silenzio
hanno abbandonato i demoni il pasto della carne
questo
territorio di pelle e sentimenti
per immanenza e persistenza
arroccano anche in loro una difesa
ti ritrovo la sera, quando sospiri
negli anfratti dei giorni
quando
sospiri sugli specchi della vita
ti ritrovo con il volto stanco
a cercare riposo e intimità sul mio petto
vorrei in me la radice delle tue mani
per dissetare il tuo domani
senza paure
una pioggia grigia di contrasto alla luna
distante, teneramente insincera.
19.
Io ho debolezze
dove tu posi
i petali rossi
delle certezze
18.
Assonanze e somiglianze,
ritrovo su di me i tuoi pensieri
mi domando
se di ieri il tutto è vero.
17.
al dentro del buio
ripeto parole immaginarie,
e finisco per essere stanco
del vuoto -oggi prescinde-
il tuo interno coscia
e immagino che tu sia
16.
mi volto in spazi abbandonati, vuoti
annego in quel secondo di incertezza
e vorrei ascoltare ogni rosea leggerezza
perché amo ogni suono delle tue parole
15.
concedi
la porta del diavolo,
poi sorridi
guardandomi nel sonno
14.
rimanere vento chiuso
come gocce di nebbia sulla pelle,
le brevi stanze di parole spoglie
è un infinito che non basta
13.
cadono -cose- nel buio
il laterale delle ombre
vive nell'incertezza
12.
l'imprecisione della libertà
grida felicità sul fato
il -dopo- di foglie asciutte
respira sul filo di vento
11.
un piccolo segno
a cui affidare le grazie
dell'unico inverno
riscoperto da versi
in postille di pelle
così diversamente
noi
vulnerabili ed estranei
10.
pucciando paradigmi
nel cappuccino
non mi piace -zygion-
questa prominenza laterale,
come idea morale
preferirei -zuzzurellone-
senza dispute da finale
9.
nel palmo bugiardo ho disegnato cerchi
e poi ghirlande di fiore profumato
si sono confuse le linee fra suoni
ingenuamente accolte come note
8.
e io non sento
-non sento più dolore-
passarmi addosso, accanto
traspare grigio il tuo iride, e
la trasparenza è dei giorni
7.
Al termine dell'omelia
il poeta si alzò dalla panca
ed applaudì sorridendo
-le vene viola battevano
come il dubbio nella notte-
senza asserire una parola.
6.
questo sorriso si è perso
dentro un vento élicato
non più ricordi fra le mani
ma interlinee e rovi di pieghe
5.
è nel mio ventre il vuoto
è nel mio ventre il caldo
umido desiderio, acerbo
ho tanto amato fino a perdermi
nelle mie brevi ore, confuse
4.
ritroverò nelle orme dei sassi
piccoli orli di paura, perfetti
passi schegge di volgari assi
3.
e si confondono i desideri
controluce di frutti al cielo
e nel cuore caldo e vuoto
il sangue di un ventre pieno
2.
non è la certezza del corpo
improvvisa il suo protrarsi
ancora mentire e aspettare
-gli angoli vili della bocca-
1.
ricordi eravamo stanchi
e il cielo ha sottomesso
quelle nubi pregne d'odio
con un unico grido grigio
-di nebbia fredda-
era imperdonabile l'estate
0.
Divago nello specchio in quel pezzo di cielo uguale riflesso e indeciso nei grattacieli di New York, passo e muovo pedine intraprendo soluzioni di fine mese, così abituato ad abbaiare così turbato dal traffico insensibile al passaggio del dolore quando anche la pietà diviene pena. Guerra e pace, amore e fica, Dio e Allah, Lucca e Parigi, sogno e fantasia, piacere e godimento, cocaina e canne, sapore e delizia, carne e carezze incertezze salgono tentennano, plastificano. Senza respiro divago nello specchio in quel pezzo di giorno illuminato e deciso dalle torri di Londra così segnato a cartolarizzare la vita, gli spazi, i pensieri, le ore i minuti i secondi infiniti.. a sfiorare e sfiorire labbra e carnosi paradigmi.
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