25.
i desideri, i bisogni
gli errori
24.
Sono
anche ciò che mi hai dato
apertamente vedo l'attesa
mentre culla le dita fra i denti
e su un respiro invernale
sentenzio solo una tenerezza.
23.
Forse ho letto troppe poesie
e scordato i rimpianti
forse non riuscire a dormire
fra il bianco e il nero
ingoia gocce d'affetto.
Si alza con me satana già stanco
mi guarda dallo specchio,
con i tuoi stessi occhi,
non più feroce del vuoto
dalla resa che lì giace.
Camminare con queste
lenzuola ai fianchi
umide sul corpo
acceca l'empatia per i suoni
e le parole
ristagnano sulle tempie
crespe
d'acque ferme e passi
seguono del Lete un ciglio erboso.
22.
Io non ho mai guardato oltre
Anche nelle giornate di sole invernale
caduto a terra come strappi di promesse
litiga il vento ed io
un sapore ameno
di metropolitana sulle labbra.
Mi chiedi se sono triste
ma io non credo tu sia Marzullo.
21.
Sovrapposto alla cenere
si propongono al cielo, linee di steli
paralleli e fitti occhi fioriti alla luce
sono fragili al mattino i nervi della mano
anche se non sei qui, anche se
è tenera la polvere d'aria, volteggia
in fasce di stagione, uno spartito opposto
uno spirito di versi sparsi,
orizzontale, sulle rughe morali
posso ballare nudo dentro incertezze
e vibrare in note di esitazione
inspirare polline su rossi prati di fioritura
sdraiati e calpestati. Sul palco irregolare è in scena
un demone canta di una luna ardente,
sorride al neorealismo post bellico
cinge la veglia l'orco aderente come corteccia.
Raccoglimi con dita cieche nel principio scritto in braille
quando scintilla la notte alle pupille
e pari al giorno respira nei polmoni densa di esempi e filamenti.
20.
Si fa luce il giorno
e non consideri e schiara il cielo
fra le ore
è una grandezza questo stare
mentre gli occhi non vedono
assorbi la mia pelle
ed è inutile
respirare nelle tue notti insonni
per troppo tempo hai lasciato
un indice ad indicare
i sorrisi e gli incontri ad altri
giocare con le mani, leccarsi le dita
ferite, immaginarie colpe
assolti noi, dei nostri spettri
che attendono la vita
sperando di non morire.
19.
Un veleno di paura, mi dici
"Ettore non sempre muore
per il suolo di patria perisce
per l'orgoglio quando fiorisce
senza cuore il ricordo dell'amore."
(Fra le donne che hanno pianto
alcune ne hanno baciato il canto
e sentono accanto le ruvide rotte
oltre il freddo che insana la notte.)
Gli specchi rimangono irrisolti nelle fiumana,
nei porti ad est il ghiaccio gonfia e narra impronte sulla neve.
Scrivi sul vento con l'attenzione di essere qui fra gli addii
essere nei sigilli incisi sulle carte decolora di rosso le vene
parabole e favole sacrificano un rigo di salmo.
Nel verde scuro dei boschi gli occhi
riportano ricordi, seduti e sudati sulla morte,
dicono che non muore Ettore su queste terre.
18. Marzo
Ho paura che questa felicità sia vento,
ho paura che questo marzo sia solo un vento
fuori dalla stagione
il cielo ha nubi vere e dolore vero
sotto la pelle, sotto le unghie.
17. Aumentata
Solo di questo mondo, umido di nero
rampicante su parole vuote ho scarsa vita
di visione concentrica, risuona in se l'onda
senza pietà fra scogli, ruvidi.
Si estende un canto oltre il confine muto
su occhi bruno, scavano riscontro e cercano
un nuovo gelso su cui arrampicarsi, in alto
è il perdono e sulle panche, assunzione
sparsa del pericolo dell'intima carne di Dio,
il peccato.
Il cammino è trattenuto da quando tratto
la vita che non più mi scorre prossima,
al servo manca l'attitudine al pensiero,
meglio ed uguale a primavera fra palazzi,
l'odore del dinnanzi verso, veste profitto
folto attribuito al dopo, al domani fisso
l'ultima luce gialla nella pupilla dei lampioni.
Simbolo di generazioni in difesa, stabile
l'acquisto, non ha prezzo ma paga del giorno.
Cosa vive fra i rami secchi sul manto,
coperto di pietre e cipressi alti, nell'ora
del cordoglio, solo l'orgoglio ancora sussurra
fra bocche familiari, stridulo di non aver capito
la tredicesima di Do è la sesta aumentata di 1/8.
16. Pegno
Sei erba e fiori di campo
fresca, vera, e,
nel passaggio freddo
di una scura veglia,
nebbia autunnale
unica ti riconosco
quale passo a terra nudo,
silente, il desiderio resta
in adagio di foglie al vento,
oltre i tuoi fianchi e il seno
oltre, a celare il tempo
per sottrarsi breve al nulla,
di fioca luce in aria
distesa nella sera.
15. Poesia
Un salice adagio si pone allo scorrere
nel luccichìo dell'acqua e nebbia rada,
danza con gocciole e foglie ancora verdi,
la corrente è continua e decisa nel verso
fra umidi rami la casa logorata di ragni.
Così per me, al fianco del tuo profumo
senza età, e, tempo che consegna viva
la conta delle vertebre, nel fluire di notti
in parole immaginarie, accarezzo un vuoto.
Mi sei vicina quanto il sole a primavera/alle promesse,
nello spazio nostro, che è dubbio e distanza.
14.
magari, sembrano
volti soli in ombra
in attesa di sorrisi
o incuranti della sete
anche, preferiscono
guardare il suolo
scoprire l'imperfetto
o gridare sul respiro
13. Addosso
Resistere alla propria natura
stanca
il peso dell'eco coinvolto al petto
stanca il respiro
la nostalgia conta nei cerchi dispari dell'albero
il profilo delle radici di braccia dissepolte
resiste ai ricordi, ai tramonti belli.
Bagnami e baciami in fronte con il prossimo risveglio
come una febbre fredda nel palmo
quando sulle dita scegli i giorni del mio corpo che cambia,
sento respirare anche l'asfalto
le linee bianche degli errori a tratti
per un rimprovero materno
resto pago di un nuovo rossore
di illusione d'un incavo bambino.
12. Converso
La visione di questa soglia
è uno sguardo d'eco nel buio
indefinibile nei timori ma vuoto
consolare le inutili domande
sull'ultima centrifuga o l'inconsistenza
divisa fra i sogni e un refolo di vento
se amare è vento in questo mare
anche la foschia è un'equazione, e
ammanta le onde in attesa.
11.
Demeriti
l'eco risponde diversamente,
ci sono confini con linee larghe
ai bordi tra i sassi il tarassaco
nei sogni col vento posa le foglie.
Sul palcoscenico "Il fu Mattia Pascal"
assorbe gli occhi degli spettatori
ogni rientro è la quinta del volto.
Ci sono confini nulli sulla pelle
gli spazi per scarnificare un testo,
antiche novelle di anime belle
un pretesto nel quale lenire il ritaglio
intima finzione da conficcare
chiodo su chiodo sul foglio.
10.
Ho corso troppo
sulle tue rughe
in occhi sbiaditi
oltre l'amore
degli anni i segni
trovano le cose
del tuo e in me
il mento e un pegno
per mio figlio
il tuo sorriso, leggero
leggeva la vita
sulla battigia
in forma di passi.
9. Amaro
Siamo prossimi a chi
ama su lesene antiche.
Lei, annusa ogni spazio
in strade profumate
la parte più intima, l'odore
permane nei panni
è diffidente poi cupo il palmo
spacca la mente
il respiro nemico
nei gradini della vita
cede al buio di un passo.
"Il buio ha sapore diverso
si impasta nei denti nel verso
appartiene ai rami nei margini
a chi non ha più sogni né argini
alle ore lucide in stagni di anni
degli arrivi i palpiti e inganni
al silenzio dell'umile santo
il timore di un altro rimpianto. "
Lui, in questa domenica
incrocia le dita al sole
sembra voler bruciare
ogni angolo della mente
ascolta l'omelia e il bene
per una conversazione
o conversione che suda
un capitolo di peccati.
8.
Come una madre severa con i figli
o un padre impegnato a essere
avrei preferito sassi e passi
al limite di un sentiero o confine
gli assi curvi di un paesaggio
un pedaggio che sputa su quel colle
quando apre azzurro il cielo al definito.
Le parole nate distratte
su ventri bagnati che parlano di te
sono seccate per il piacere
di un buongiorno e un nuovo amore,
nelle finestre vibrano i cristallini
dei tuoi occhi tiepidi d'incertezza
i ricordi di temporali invernali
fra i rami della notte e il guaire
nel fragore che spaventa i cani mansueti.
L'attesa sul ciglio è tesa come una croce
di vele gonfie d'ascolto contrario al testo
nell'urlo di un pianto o un canto,
dita scese, all'interno dei tagli, nella pelle
il rumore domenicale di abbandono
l'automatismo intimo nel disporre i rifiuti,
salvare e dare un nome alle cose
l'educazione di stringere la mano
una ricerca onesta nei cerchi di pozzanghere
di rovi attorcigliati, attonito in specchi
irriconoscibile figura in ombra
astratta senza prossimità ne sesso.
7.
In questo volto segno e scorgo
le braccia a distanza dal corpo
la scapola addensa e sporge
una vertigine in assolo
smarrirsi, ubbidire in foglie
muoversi fra i rami incerti
di nervi tagliati su promesse.
6.
L'unica cosa che sento distanzia
il dire mite, spontaneo sgorga.
Senti calda ogni scia, di lacrima
s'intrecciano pensieri nei capelli.
5. Quando eri
Le nuvole basse si dissolvono,
un tenue preludio sull'orizzonte
fresco il cotone disordinato
e, la domanda dell'ultima notte
pone il sacro in ogni momento.
Sentire in sé l'amore passato
dissolve nel vento grida e paure.
4.
Anche se nel tuo corpo vivono
le mie mani e il soffio spira
al bisogno, in orizzontale
la terra, le ombre dei palazzi
crepita nei suoni di ferraglia.
Sottace la vita e in spada
il vero assottiglia la lingua.
3.
Sulle crepe di notti insonni
anche la pioggia ora fluisce
vivida grida schegge in ore
il ricordo ultimo del giorno
non cambiare in altro, l'iride
dissipa la mia luce, la stessa
appartiene a un buio nuovo.
2.
Sono dispersi i densi silenzi
e l'attimo intenso in cui parli
io ritorno da te, in te nei giorni
diversi i fiori nati al caldo
di segni e di lacrime ardono
sogni, che si impastano in sguardi
lievi lasciano in fronte il dubbio.
1.
Anche questo volto aderente
come lieve corteccia d'attesa
segna i dubbi e scorge ciglia
umide, nel sedime di delta
l'illusione scorre e sorride.
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