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Riflessioni di Maggio

21. 

Abbandonati gli abiti e la recita 
si rischiara il palco ancora umido
e caldo, se vuoi, poni un inchino
io non so chi sei, da questa parte
ha insistito l'ora nei bisbigli e il buio
per capire l'attesa che giustifichi
un atto vuoto nelle tue parole,
suda lucido nella memoria il volto
e il gesto dettato o improvviso
è lì con la realtà che lo circonda.
Io non so chi sei, da questa parte
si attende un sipario senza ombre.

20.
Mentre guardo il tuo viso, tu dormi
e io sorrido ai giorni
portandoti con me,
per la stanchezza che trova respiri
come allora, tra le mie braccia.

19.
Dall'est programmano il dissenso
dall'opposto conteggiano l'infinito.
I passi di una guerra sceglie volti
e nuovi televisori in sconto.
Voglio non esserci per queste voci
e certi occhi che stridono piacere
-ho sognato il caldo, il caldo meridionale
colorava la terra e la pula del grano,
dall'odore azzurro del cielo estivo
si liberano i giorni privi di dolore-
un domani avrà fine e nel percorso
alcuni troveranno labirinti e sentieri da percorrere
altri siederanno sui gradini d'ingresso di una chiesa.

18. La pioggia mi rende triste
L'immagine si riflette
su superfici inessenziali
imprecisa e imperfetta
radice a tratti. Scomparire
fra crepe scomposte, seguire
le linee di ogni accento
con le punte delle dita
sfoglia un cielo livido
uno sguardo lieve,
dissetarsi
di tracce di gocce
quando cade il tempo
a terra
come pioggia.

17.
ho serpenti da vivere
e pene d'illusione
l'indifferenza, il tempo
il tempo cieco della vita
incurante passeggia
nei desideri e sulla morte

16. Il compasso di Conte
Si punta il compasso nei bordi e nei cerchi
ridisegna ampi gli archi in ciò che ricerchi
nuove figure gira e raggira in tondo
come le nuvole che avvolgono il mondo.
Il castello di luci romane incantato
è uno solo un ricordo del tempo passato
il Conte brandisce un vecchio compasso
sembra un guerriero ma è solo un gradasso.

15. Altrove (rev.)
Dalla finestra al primo piano
il giorno arriva
in orario in ogni pensiero
reso debole dalla notte
sfuoca, inutile e confuso
mi dimentico il perimetro del recinto
e nei colori del giorno il mio impegno
baciare mia moglie,
i figli a scuola,
il cibo al cane,
dare aria alla camera, coordinare le ore, eppure
lo spazio fra il giorno e i giorni altrui si sofferma
la differenza fra l'essere nato qui
e non altrove
"altrove" è come il motivetto di una
canzone pubblicitaria,
un video serale,
la compagnia dello schermo è come uno
specchio
quanto alla fine,
rientro a casa dal lavoro
ascolto la recita di parole fredde su opinioni
e il commercio del buio si illumina,
la distanza si illumina
e altrove è una follia aderente al quotidiano.

14.
Nelle ore dell'autunno
quando le città ingoiano
gli umori e ogni punta di cipresso
cade fuso di bronzo a terra
che, ritagli ogni mia ciglia
osservi un cielo di nuvole sincere
ma, credimi sono scalzi
i segni della notte e i sogni
negli occhi
vedono un riflesso alzare il vento
grigio, pieno, alla finestra
mi avvicina come un manto
un rammarico di foglie sparse.

13.
Anche lì lo specchio condensa
un pianto giornaliero si rinnova
e nella vestizione orizzontale
delle piazze riflette un tragitto di voci
accanto alle minime attese
mani industriali e sogni gonfi
in pori stellati della pelle sudata.
Come tutti.
Guardo il cielo.
È meno azzurro il tempo borghese.
Razionalizzo la nebbia del mattino
la discesa arcata d'una stella
il cosmo rinchiuso in una lente.
Parlare d'amore nei minuti, nei nervi
di un caffè, ancora vocali ferme,
il sigillo di un urlo
in fondo scende a tratti feroci, la notte
scende uguale a lacrime su un volto.

12.
Come sai il tempo trascorso
non è un passato grammaticale,
questa voce scritta nel vento
è un passaggio verticale, inverso
sulle pareti opali e bianche
si ammalorano lamenti opposti.
Il camminare sui palmi addolora
e tutta l'increspatura dell'orizzonte
riluce monotona e si definisce in linea.

11.
Ho bisogno di dirti
che mi sono fermato sulla dorsale
ad ascoltare quella parabola bianca
dentro il labirinto di un guscio di noce,
ho contato piano le dita rivolte alle stelle,
con un'attesa, cortese di simpatia a quarti
graffiando gli occhi imbiancati dal cielo.
Al terzo giorno
al terzo semaforo
ho riletto le parole e sentito ogni immagine
nel bisogno di un viaggio
e un pieno di gasolio alla stazione di Roncobilaccio.

10. Accade
Ti accade
come un battito,
un battito
di ciglia.
Questo amarsi è cambiato
muto verte
su un cielo di settembre
e nei filari verderame della vite,
ogni acino ha in sé la vita.

9.
Non mi parli dell'amore
ma di questi giorni che vivono
in tono su tono, più basso
negli accordi minori e confuse
lampeggiano corde
nell'acuto della bocca.
Nel verde bagnato d'autunno
dimmi che sai
dimmi che sai incedere sui sospiri.
Mi richiude nei suoni della mente
la circostanza del male
e vibrano voci nei miei respiri.

8.
Nelle ore dell'autunno
quando le città ingoiano
gli umori e ogni punta di cipresso
cade fuso di bronzo a terra
che, ritagli ogni mia ciglia
osservi un cielo di nuvole sincere
ma, credimi sono scalzi
i segni della notte e i sogni
negli occhi
vedono un riflesso alzare il vento
grigio, pieno, alla finestra
mi avvicina come un manto
un rammarico di foglie sparse.

7.
È stato così facile per te
mangiarmi il cuore
credo sia stato in Aprile.
Mio dio, ricordo il sole vivo
sulle parole e pietre
riflesse nel bianco, lucide
raffreddano le tempie.
Nell'ambiguo angolo d'angoscia
guardo il pulsare blu delle vene.

6.
Sola rimane questa notte con stelle
fisse in cielo e falene smarrite ai vetri.
Nei miei occhi filtra chiarore
filtra e vibra una luce spoglia,
ridefinire l'ombra su una soglia
sussiego bruno di guardiano.
Non è facile stringersi le mani
conosciamo il peso della felicità
nei labirinti che i giorni sfoglia
ogni sogno si specchia, inganna
copre di polvere o muore verticale
negli angoli acuti della bocca
e del giorno perso nel tempo.

5.
Innamòrati delle bugie,
delle parole
sfogliate nel buio delle ore,
dentro un iride verde
nella chioma dell'inverno.

Innamòrati di chi vive
e nell'intimo irride la verità.

Domani, i ricordi
nel profilo sottile delle foglie
il filo livido del giorno presta
all'amore le sue promesse,
come un temporale estivo
nell'attesa di un tuono.

4. Cerco di vedere nei segni un labile scorrere
nelle ombre verticali ancora calde, il corpo
ripiega una vela in volo, la follia del desiderio
crea linee d'origine scure fra cielo e mare,
mi confonde in un sentire collaterale.
Questa notte, questo buio in cui veglio
ha contratto i sospiri al muoversi del vento
gli stessi respiri che mancano alle parole,
come alla sera la grandezza delle stelle.

40/*
Alla fine l'amore, in tutte le sue espressioni, è un paradigma individuale.

3.
gli occhi guarderanno l'orizzonte
nel muoversi delle nuvole, così
fra noi, riflessi di opposti specchi
e un silenzio di passi nella stanza,
[...forse anche Paride si pentì e
del suo cielo distolse la cinereo
colpa, il vento è storia di sospiri
e pianti innaturali colmi d'ombre]
cela una notte calda le tempie
e insiste fra le promesse e le parole
una mosca, come pensieri fra pagine
[attimi alla riva, senza attese e patti]

2.
Un'altra luce nella stanza
entra nell'ora e distanzia
lo spazio tra filari e tralci,
di vite tracciate in orizzonte
sei tu
innamorata delle parole
per vedersi dentro l'iride
del vero o falso spergiuro
ricordo le fenditure della terra.

1.
in sé un doppio segno
non è una coincidenza
del fuoco l'opaco fumo
di questa ombra sicura
che lascia l'impronta, e
scrive crimine e pena.
È stato facile uccidere
un inevitabile nascere
e decidere sulla libertà.
A maggio insiste il sole
una labile insicurezza,
probabile stella cometa,
sfuggita agli occhi blu
lungo il nero della notte

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